Cos’è il mondo?

TESTO DI DAVIDE MATTAROLO,  FOTOGRAFIE DI FRANCESCO BIANCHI.

É difficile non rimanere colpiti dalla tomba Brion se si va cercando la risposta alla domanda. In questo progetto, Carlo Scarpa ha saputo intreccia­re un pensiero critico sulla sua personale idea di mondo con la sua ampia conoscenza artigianale.

Un passo indietro (o in avanti?).

É molto interessante notare come Carlo Scarpa tratti un tema molto particolare, il cimitero, nelle sue svariate sfaccettature, costituendo un progetto che forse più che ad una tomba può assomigliare ad una Autobiografia.

La tomba dei coniugi Brion è trattata dall’architetto Veneziano come una città, una città dei vivi e una città dei morti nei quali tratti costituenti si cela la sua personale visione delle cose.

Dove ci si può interrogare sulla vita se non all’interno di un cimitero?

Scarpa ha qui progettato una città recintata dalla campagna, che permetta di accompagnare il visitatore nella meditazione.

Più che essere una mamma chioccia però l’architetto è l’amico che ti butta a mare per imparare a nuotare, e non ha ragione di essere altrimen­ti.

Con una serie di Contrapposizioni e paradossi, Scarpa riesce a rappresentare un mondo, il suo, nel quale ogni elemento rappresenta la sua nega­zione. Tagli posti sul muro di cinta permettono la vista ma al contempo la negano, un motivo scalettato alla sinistra dei propilei invita al passaggio ma al contempo lo nega, risultando troppo stretto, un camminamento posto sotto il livello del giardino invita al suo percorrimento ma è al contem­po negato dal muro di cinta inclinato verso l’interno. Questi sono solo pochi degli esempi di paradossi creati all’ interno di tomba Brion.

Oltre a questi elementi palesati nella struttura e nelle argute modalità architettoniche, gli altri sono dati all’immaginazione del visitatore dell’opera. É costui infatti a dover trovare un significato se nelle sue volontà.

Una visione più architettonica di mondo viene rivelata nella complicanza protratta da Scarpa sin dall’inizio della sua carriera e che trova qua un nodo fondamentale. La sua idea di natura si palesa nell’effimera semplicità di uno spigolo vivo di calcestruzzo in rapporto al cielo e contemporaneamente nell’apparente disordine di elementi non funzionali di alcune strutture: un cavo in acciaio attraversa il prato appena superato l’ingresso. La sua funzione più che all’ordine dei significati rimanda all’ordine del senso, quando lo si vede sorreggere il muro di cinta o quando lo si vede dividere il prato, risulta a volte come un confine invalicabile e altre come un ostacolo da scavalcare in conseguenza alla sua posizione, a raso del terreno.

Quello che a volte si nota passeggiando nella tomba Brion è la volontà di Scarpa di rappresentare il suo mondo, la sua visione cercando di racchiu­derla in una cornice di calcestruzzo, pulita e lineare ma che rimane sempre aperta permettendo alle infinite contraddizioni del mondo di diramar­si (o di convogliarsi), come accade alle linee segmentate rappresentate da lui stesso nella sua tomba.

La risposta alla domanda non è banale e non dovrebbe essere neanche impellente, quel che è certo (o forse no) è che osservando con sguardo acuto questa Architettura se ne può cogliere la visione di un grande Maestro che non a caso, all’ interno di questo cimitero riposerà per sempre.

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