“Santa Maria Immacolata” – Elisa Ceretta

Con un testo di Barbara Fabris ed Elisa Ceretta. 

Longarone, 1975-1982

In ogni luogo sacro echeggiano nel silenzio voci di anime perdute. 

In Santa Maria Immacolata, avvolti da una luce debole e soffice, ricordiamo le vittime del disastro della diga del Vajont. Nella notte del 9 Ottobre 1963 una frana, causata da modifiche ambientali prodotte dall’uomo, è caduta nel bacino idrico contenuto dalla diga del Vajont. Si è creata così un’onda di acqua, terra e sassi alta 250 metri. In pochi minuti i paesi di Longarone, Codissago, Castellavazzo, Erto e Casso sono stati travolti e 1917 vite sono state spezzate.

Disegnata da Giovanni Michelucci nel 1975 e consacrata nel 1983, la chiesa, che si erige sopra le rovine dell’antico tempio distrutto, è stata concepita come edificio sacro e come monumento commemorativo per ricordare le vittime, diventando così un simbolo fisico del disastro. Nella ricerca di questa similitudine, l’architetto ha progettato una struttura a spirale che evolve verso il cielo e termina con una vela realizzata nel 1989 a sostegno di tre campane e della croce sormontante. Possiamo vedere nell’intero complesso una scala simbolica che guida verso il cielo, come metafora del percorso delle anime verso l’oltre. 

Il corpo principale della chiesa si divide in due anfiteatri sovrapposti. L’anfiteatro inferiore è una struttura chiusa, illuminata da delicate finestrelle laterali, in cui è presente l’altare. L’anfiteatro superiore è aperto, e da questo punto si può osservare la diga che si staglia tra i monti. Si crea qui un contrasto visivo tra la morbidezza delle linee strutturali e i profili frastagliati delle crode circostanti. La chiesa appare naturalmente inserita nel contesto, come se le onde di quella notte si fossero cristallizzate nel tempo per creare un luogo di riflessione. Un percorso di curve, luci, ombre e volumi che immergono lo spettatore in un’aura di rispetto e di riflessione sulle responsabilità dell’uomo, sulle conseguenze del nostro costruire, sulla caducità e l’importanze di ciò che ci circonda.

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