Melilla, UE - Anna Positano

Infine, Melilla è una meta ideale per gli amanti dello sport. Potrete visitare il monte Gurugú e conoscere la colonia di scimmie che vi abita, divertirvi con le moto acquatiche o praticare diving su un fondale marino roccioso e pieno di vita.
— Turismo Melilla, www.melillaturismo.com

Melilla è un’enclave spagnola sulla costa mediterranea del Marocco. Così come Ceuta, rappresenta l’unico varco di accesso all’Europa dall’Africa senza dover attraversare il mare. Melilla è circondata da una doppia recinzione alta 6 m e lunga 12 km, che separa la città dal territorio marocchino e impedisce l’ingresso ai migranti dell’Africa sub-sahariana. La recinzione è stata costruita da Frontex, l’agenzia che ha il compito di difendere i confini europei. Lungo il perimetro si trovano dei sensori di presenza e anche un filo spinato tagliente – che è illegale in Unione Europea. Al confine c’erano anche getti di gas lacrimogeno, che sono stati rimossi. Si dice che, in origine, fosse stato proposto addirittura di elettrificare la recinzione.

Quando i migranti riescono a passare la frontiera, c’è l’intervento dei militari e della Guardia Civil. A volte le guardie sparano proiettili di gomma. Altre volte capita che qualche migrante affoghi accidentalmente sotto i loro occhi, o che si ferisca a morte mentre si arrampica sulla recinzione. I migranti che sopravvivono vengono trasferiti al CETI, un centro di detenzione a sud-ovest della città, dove vengono detenuti senza restrizioni di movimento. Nei pressi del CETI, in un contesto quasi paradossale, si trova un campo da golf che, secondo alcune voci, sarebbe stato finanziato con fondi provenienti dall’Unione Europea. Proprio dietro a quest’area, oltre il confine, c’è il monte Gurugú sul quale si stima che 150.000 persone siano accampate, in attesa di un’opportunità per varcare il confine europeo.

La città non cela la sua militarizzazione ed è austera come una città mitteleuropea. Pulita, ordinata, quasi deserta. Il confine invece è sempre affollato. Alla dogana ci sono lunghe file di auto e persone, che vengono a lavorare in Europa con visti giornalieri. Alla dogana vicino al CETI gli Europei non possono ricevere il visto, ma devono andare a quella di Beni Ansar. Presso questa dogana alcune persone aiutano gli Europei a compilare il modulo per il visto. Queste persone forniscono penna e modulo, ma formalmente non esistono.

A nord la recinzione delimita una foresta artificiale di pini marittimi. Quest’area era utilizzata per le esercitazioni militari, ed è un luogo in cui in passato si svolsero sanguinose battaglie. È uno dei punti più elevati della città, un luogo strettamente sorvegliato, punteggiato di telecamere e sensori di presenza. Nonostante ciò, la domenica molte famiglie trascorrono momenti di convivialità in questa foresta. Qui, a picco sul mare, si trova un mirador, che permette a visitatori e turisti di godere del panorama sulla scogliera.

Anna Positano x © FA — Fotografia dell'Architettura

Anna Positano è una fotografa e una ricercatrice indipendente laureata in architettura. Il suo lavoro indaga le dinamiche del paesaggio a partire da un approccio marxista, e guarda all’anticapitalismo, alle teorie postcoloniali e all’ecologia. Le sue ricerche sono state esposte in sedi internazionali tra cui la Triennale di Milano, la Biennale di Architettura di Venezia, Unseen Photo Fair e Camera Torino. Ha insegnato Fotografia a IED Firenze e ha collaborato con l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, Florida International University, Kent State University, ÉNSA Versailles e NABA per workshop e conferenze. Lavora su commissione per studi di architettura, riviste e istituzioni.

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