“Louvre Abu Dhabi” – Andrea Ceriani

E’ difficile definire una delle più grandi opere d’architettura degli ultimi 10 anni.
Dal punto di vista planivolumetrico si tratta di una forma perfetta, che accoglie e protegge una composizione irregolare di volumi, tra il mare e la terraferma in un luogo piuttosto ostile. Spesso la temperatura supera i 40°C, la luce solare è molto forte, e gli ambienti all’aperto risultano di conseguenza poco ospitali.
La grande cupola diviene cosi l’elemento di unione, il cielo sotto il quale riunire simbolicamente opere di ogni parte del mondo, offrendo al contempo al visitatore protezione e benessere.
Ma la bellezza di quest’opera non si limita al solo elemento. La bellezza trovo che risieda nell’equilibrio che si crea tra gli elementi, e che uno sguardo lento è in grado di cogliere.
Allora appaiono più evidenti i volumi che emergono dalle acque, la complessità visiva dei percorsi, i contrasti cromatici tra i piani verticali e orizzontali, con la pavimentazione e la struttura della cupola, di un grigio intenso, a descrivere un cielo astratto, moderno.
Un cielo con una geometria irregolare, lavorata, che si confronta e dialoga con quella più austera e senza tempo delle pareti, rivestite da lastre bianche che richiamano grandi blocchi levigati, ma con una giacitura dichiaratamente contemporanea.
Gli stimoli dentro questo spazio sono infiniti. L’occhio è continuamente catturato da prospettive, scorci, in una continua variazione di luce generata dai raggi del sole attraverso la cupola.
Ricordo l’atto di percorrere questo spazio come un’esperienza emotiva. E come in ogni grande incontro c’è entusiasmo, emozione, un’attrazione forte con un senso di impazienza nell’entrare in contatto, che rischia però di rivelarsi superficiale.
Il tutto non si può rappresentare, e non si può possedere. Risulta allora sempre recente un’illuminante riflessione di Luigi Ghirri – “La fotografia è sempre escludere il resto del mondo per farne vedere un pezzettino”.
Parlando da fotografo trovo che contenere l’esuberanza dello sguardo sia spesso un’operazione affascinante e complessa, di grande sintesi.
In ogni mio lavoro all’inizio quindi mi limito ad osservare, lentamente, in solitudine, alla ricerca di una dimensione più intima, lasciando che lo spazio si sveli al ritmo di un respiro lento. E’ proprio mettendomi in ascolto che riesco a percepire il silenzio, elemento per me fondamentale nello sviluppo di un rapporto intimo e personale con lo spazio.
Sono quindi solamente 10 fotografie a raccontare quest’opera. Inevitabilmente limitate e soggettive, in equilibrio tra una esplorazione tanto visiva quanto introspettiva. Un “pezzettino” di mondo, dove fermarsi a guardare.

Ascolta l’intervista

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