Ippodamo - Marina Caneve

Una conversazione tra Marina Caneve e Alessandro Dandini de Sylva 

 

AD: È consuetudine battezzare le frese meccaniche, o TBM, con nomi femminili. Tuttavia alla talpa che ha scavato la sezione della Metro 3 di Atene che collega Haidari, un sobborgo nella parte occidentale della città, al Pireo, è stato dato il nome di Ippodamo da Mileto. Ippodamo è uno dei primi ad aver teorizzato non solo un piano urbano ma anche un vero e proprio piano regolatore, attraverso delle primitive pratiche di zonizzazione. Il tuo lavoro, che può essere idealmente frazionato in più capitoli o gruppi di immagini, sembra essere ispirato a quell’arcaica suddivisione pratica del territorio.

MC: La fotografia e l’urbanistica, per lo meno per come ho imparato a intenderle, hanno in comune la necessità di un atteggiamento da un lato rigoroso e dall’altro curioso, esplorativo. Ippodamo è considerato uno dei padri della moderna urbanistica, «inventore» della struttura a griglia per le città – applicata anche nella costruzione del porto del Pireo. Aristotele lo ricorda con l’appellativo di μετεωρολοᾒγος, che potrebbe essere tradotto con «studioso dei fenomeni celesti» oppure, con un pizzico di ironia, «colui che guarda il cielo». Proprio in ragione di questa sua eclettica, eccentrica, quasi beffarda, biografia, Ippodamo è stato un importante compagno di viaggio nella costruzione del mio lavoro perché mi ricordava che avevo da un lato la necessità di darmi delle regole, dall’altro la libertà di infrangerle. 

AD: Le immagini che hai realizzato sono ordite nel libro in un’intricata foresta di temi riconducibili al rapporto tra città (presente), progettazione contemporanea (futuro) e memoria storica (passato). Quest’ultima si articola a sua volta in archeologia storica, geologica e industriale. Vedute della città e del cantiere si alternano a reperti archeologici, carotaggi e componenti della TBM. Una stratificazione visiva che è ricorrente nella tua pratica artistica.

MC: Nelle stratificazioni – ed è soprattutto per questo che mi interessano – gli elementi concorrono a suggerire storie che possono spostarsi nello spazio e nel tempo. Il mio lavoro si snoda intorno a una serie di frammenti; ordinarli è un’operazione mnemotecnica, dove l’abilità del nostro intelletto risiede nella capacità di prestare attenzione contemporaneamente alle singole cose e al loro insieme; risiede dunque nella capacità di discernere e in quella di sintetizzare. Se ricerchiamo le relazioni tra le immagini e le stratificazioni di «archeologie», mi affascina l’idea che il nostro rapporto con la storia sia un rapporto con immagini già predefinite e impresse nella nostra mente. Nel contemporaneo noi troviamo le tracce delle nostre origini e nella stratificazione si manifesta l’architettura del nostro immaginario. Oltre a quello dell’urbanista, il lavoro del fotografo non è così diverso da quello dell’archeologo, si tratta di scovare tracce e renderle visibili.

Ippodamo è un progetto realizzato per Di roccia, fuochi e avventure sotterranee, committenza di Ghella S.p.A. a cura di Alessandro Dandini de Sylva. Il testo integrale compare nel volume pubblicato da Quodlibet.

Marina Caneve by Gianpaolo Arena x © FA — Fotografia dell'Architettura

Marina Caneve (1988) sviluppa progetti di ricerca artistica attraverso la fotografia con una pratica dove sono centrali la stratificazione e il dialogo tra discipline e linguaggi. Caneve ha esposto in istituzioni nazionali e internazionali tra cui il MAXXI a Roma, Fotohof a Salisburgo, l’Institut Néerlandais a Parigi e La Triennale di Milano. Ha realizzato campagne fotografiche tra le quali Atlante Sapienza, MAXXI; Italia Inclusiva, MAECI; Atlante Architettura Contemporanea, MiC e Mufoco. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Tra i premi Italian Council, Giovane Fotografia Italiana, COTM dummy Award e il Premio Bastianelli. È tra gli artisti invitati da CAMERA al progetto europeo FUTURES e co-curatrice del progetto CALAMITA/À. Tra le principali pubblicazioni Are they Rocks or Clouds? (Fw:Books), Di roccia, fuochi e avventure sotterranee (Quodlibet), La forma dell’acqua svanisce nell’acqua (A+M). Dal 2019 è docente presso il Master IUAV in Photography e Spazio Labo’.

www.marinacaneve.com   @marinacaneve