Del paesaggio indefinito - Nicolò Riccardo Lastrico e Cristiana Lo Sterzo

Se si smette di guardare il paesaggio come oggetto di un’attività umana si scopre una quantità di spazi indecisi, privi di funzione e sui quali è difficile posare un nome. […] Tra questi frammenti di paesaggio, nessuna somiglianza di forma. Un solo punto in comune: tutti costituiscono un territorio di rifugio per la diversità. […] Questo rende giustificabile raccoglierli in un unico termine. Propongo Terzo Paesaggio.

 

L’estratto del Manifesto del Terzo Paesaggio di Gilles Clément descrive uno dei caratteri più presenti tra Precotto e Quartiere Adriano, quartieri della periferia nord-orientale di Milano. Lì, identità spaziali provenienti da momenti storici differenti, distinte per scala e uso convivono. Aree residenziali di villette e condomini, aree produttive e in trasformazione sono i principali protagonisti del tessuto eterogeneo del quartiere.

Ciò che lega questi ambiti è proprio il comune carattere di indefinizione, presente attraverso un paesaggio mutevole, zone incolte e di cantiere, e un paesaggio immutato, quei giardini pubblici e privati dall’identità generica. Così, lo spazio vive di un paradosso: in esso convive la possibilità di diventare qualcosa e contemporaneamente di non definirsi in maniera univoca, mantenendo una ricca eterogeneità.

Il carattere dell’indefinito diventa così qualcosa di positivo, che genera caratteristiche spaziali e percettive uniche. Non si vuole quindi denunciare una situazione sospesa ma valorizzare la sua ambizione a non essere nulla.