Palazzo Cosimini - Federica Dattilo

Nel cuore di Grosseto, a pochi passi dal centro storico, sorge un edificio che da anni divide l’opinione pubblica. Spesso etichettato come “il più brutto della città”, il palazzo si impone con la sua presenza massiccia su una delle piazze principali, circondato da edifici connotati da linguaggio architettonico differente.

Pensato come un complesso polifunzionale, l’edificio cerca di rispondere alla complessità urbana integrando diverse funzioni in un unico volume: residenze e attività commerciali sono poste in comunicazione per mezzo di gallerie e spazi di incontro. 

Il progetto, ambizioso ma rimasto incompleto, si distingue per la sua monumentalità. Il calcestruzzo a vista domina la scena, interrotto solo da dettagli colorati in giallo e arancione – come corrimano, scale e alcune pareti – che cercano di evidenziare alcuni dettagli dell’edificio. La sua forte espressività plastica instaura un rapporto dirompente con l’ambiente costruito preesistente.

Oggi la struttura suscita reazioni contrastanti: c’è chi lo considera un intruso nel tessuto urbano e chi, invece, lo apprezza come testimonianza di un’epoca e di una visione architettonica audace.