L'immagine come architettura dell'invisibile - Riccardo De Vecchi
Nel mio lavoro fotografico, l’architettura non è solo oggetto da documentare, ma punto di partenza per una narrazione che intreccia rigore formale e immaginazione.
Attraverso un approccio multidisciplinare, unisco l’analisi architettonica alla sensibilità documentaristica, creando immagini che, pur ancorate alla realtà, aprono varchi verso dimensioni sospese, in cui il surreale e il realismo magico si intrecciano.
Questa combinazione genera uno sguardo ibrido, cercando di rivelare la densità simbolica degli spazi costruiti e le tensioni latenti tra ciò che è stato progettato e ciò che è vissuto. L’intento non è solo mostrare, ma suggerire: lasciare spazio all’immaginazione, evocare scenari futuri possibili partendo dalle tracce del presente.
Il mio approccio si ispira anche alla pratica della psicogeografia, che esplora il legame tra spazio fisico e percezione soggettiva. Attraverso camminate erratiche e osservazione lenta, raccolgo elementi che sfuggono alla visione funzionale o estetica dello spazio: usi impropri, transitorietà, segni di adattamento umano. Questa pratica si traduce in un atteggiamento aperto e analitico, dove la relazione tra costruito e naturale si fa più fluida e stratificata.
La fotografia diventa così un dispositivo di lettura del territorio, di un edificio, o dello spazio in generale, in grado di restituire complessità e contraddizione. Documentare uno spazio non significa solo fissarne l’aspetto, ma anche intuirne le possibilità latenti: trasformazioni, riusi, nuovi modi di viverlo. Un sottopasso urbano, un capannone abbandonato o una casa isolata tra i campi possono diventare scenari in cui il reale lascia spazio a visioni future. In questo senso, l’immagine è già un gesto progettuale, una proposta visiva per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente costruito.
In sintesi, il mio lavoro si propone come un ponte tra il concreto e l’onirico, tra l’analisi e la poesia. Un invito a guardare oltre l’apparenza, a scoprire il magico nel quotidiano e a immaginare futuri diversi a partire dalla realtà che ci circonda.
Ogni progetto nasce da un’esplorazione e si sviluppa come un racconto aperto, in cui chi guarda è chiamato a completare il significato. È in questo dialogo tra immagine e spettatore che la fotografia può diventare uno strumento utile non solo a raccontare, ma anche ad agire, suggerendo modi alternativi di interpretare ed abitare il presente.
Riccardo De Vecchi è un fotografo e filmmaker con formazione in architettura, con base nei Paesi Bassi.
Ha studiato architettura presso lo IUAV di Venezia, la Facoltà di Architettura dell’Università di Liegi (BE) e ha conseguito un Master alla Technical University of Delft (NL) nel 2017. Dopo gli studi ha sviluppato un approccio multidisciplinare alla fotografia e al video, applicato ai campi dell’architettura, del design e della ricerca documentaria.
La sua esperienza si intreccia spesso con progetti di ricerca multidisciplinari che indagano la relazione tra architettura e contesto, presenza umana ed esperienza dello spazio. Oltre all’attività di fotografo, insegna regolarmente ed è invitato come lecturer in università come la Rotterdam Academy van Bouwkunst, la KABK de L’Aia, The Berlage a Delft.