Delta del Po: margini d'acqua - Gianluca D'Elia
Attraversare il corso del Po, dalle sue larghe anse nella Pianura Padana fino al suo dissolversi nel delta, significa attraversare un paesaggio che si trasforma. Da asse potente e dominante, il fiume si fa via via più fragile, frammentandosi in rivoli, canali, sacche e lagune. Qui, nel Delta, l’acqua non è più contenuta: si mescola alla terra, ne erode i confini, li rende incerti.
Il progetto fotografico segue questa transizione, raccontando la tensione tra presenza e scomparsa, tra superficie solida e fluida. Un paesaggio dove, come scrive Abruzzese in “Niente da vedere”, lo sguardo fatica a trovare appigli, perduto tra orizzonti poveri e solitari, pervaso da un senso diffuso di smarrimento geografico.
Le immagini seguono questo fragile equilibrio tra acqua e terra, tra ciò che è e ciò che resta. Raccolgono segni minimi, tracce di un’identità che si confonde col fiume stesso. Tra canali interrotti, case isolate ed edifici abbandonati, il progetto cerca atmosfere che rimandano a Luigi Ghirri, alla provincia di Bassani, ai racconti di Celati, ma anche all’immaginario visivo di Pupi Avati e di Dario Argento.
Il Polesine, con le sue cicatrici d’acqua, è l’anima di questo racconto. Un luogo dove il fiume non divide ma dilaga e la geografia diventa destino.