“Vita delle forme” – Henri Focillon

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UNA RECENSIONE DI DONATA SASSO

TRAMA

Il libro ‘Vita delle forme’, scritto da Henri Focillonè organizzato in cinque capitoli, in ognuno dei quali si affronta una particolare caratteristica dell’opera d’arte e della forma – suo principio fondamentale. Il libro è caratterizzato da un registro linguistico molto ricercato – può risultare a tratti complicato – i concetti espressi sono a volte difficili da comprendere immediatamente: spesso è necessario leggere più volte lo stesso paragrafo prima di arrivare coglierne il senso completo. Per questi motivi la recensione risulta qui suddivisa in cinque punti che corrispondono ai principali temi affrontati nei cinque capitoli – stile, spazio, materia, spirito e tempo – nel tentativo di restituire nella maniera più chiara e comprensibile possibile una panoramica sui temi affrontati e sull’approccio filosofico all’arte di Focillon 

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STILE 
Lopera d’arte è da un lato assolutezza e dall’altro insieme di relazioni complesse: senso, segnoforma e stile sono solo alcune di questeLe riflessioni sugotico, romanico, barocco, con particolare attenzione alla questione della scultura e dell’architettura sono centrali per aiutarci a definire il concetto di stile‘Stile’: è ciò che coordina le metamorfosi e può essere inteso come assoluto o variabile. La differenza la fa l’articolo che lo precede: ‘Lo stile’ è un assoluto, una fissità definita; ‘Uno stile’ è uno sviluppo. Inoltre, ci consegna un nuovo – almeno per me – modello di analisi e lettura della storia dell’arte e dell’architettura, o forse della storia in generale: uno stile non può essere individuato e confinato ad una determinata area geografica in un determinato momento storico – come ci hanno insegnato a scuola – ma è qualcosa di molto più ampio, una costante che cambia luogo e tempo ma che rimane viva tessendo una trama che si andrà ad intrecciare con quella di altri stili fino a formare il complesso tessuto della storia. L’argomento viene inoltre approfondito nel capitolo ‘Le forme nel tempo’. 

SPAZIO 
Lo spazio è definito o addirittura creato dall’opera d’arte. Dopo un’iniziale digressione sull’ornamento, Focillon si sposta su un argomento più interessante e più vicino a noi: l’architettura. Quale argomento migliore per parlare delle forme nello spazio? Esso è la sua materia progettuale, è esattamente con questa tridimensionalità che l’architetto si deve rapportare, per quanto le sue rappresentazioni bidimensionali possano trasmettere facilmente le idee e proporzioni. Distingue inoltre due possibili interpretazioni: lo spazio-limite e lo spazio-ambiente. Il primo – come è facile intuire – limita l’espansione di una forma, come ad esempio accade nel romanico; il secondo non pone costrizioni ai volumi, che si possono sviluppare liberamente come è facile osservare nel barocco. Parla infine dello spazio in pittura che ritiene inevitabilmente finto e riprodotto.  

MATERIA 
L’arte è nutrita dalla materia, che porta con sé una certa vocazione formale: una determinata materia suggerisce una determinata forma. Allo stesso tempo non bisogna confondere la materia d’arte con la materia della natura: il legno dell’albero non è lo stesso legno della statua. Questo perché l’arte, e le sue forme, modificano di rimbalzo la materia. Inoltre, esse non sono intercambiabili: una forma realizzata su materie differenti non può definire la stessa opera d’arte poiché essa (la forma) subisce una metamorfosi.  

SPIRITO 
Il principio del mondo delle forme nello spirito è uguale a quello del mondo delle forme nella materia. Alla vocazione delle materie corrisponde infatti una vocazione degli spiriti. Non c’è un antagonismo tra spirito e forma, che qui risultano essere due facce della stessa medaglia. Allo stesso tempo lo spirito è ciò di cui mi risulta più difficile trovare una sintesi pragmatica e concreta in poche righe, per questo lascio a voi l’approfondimento di questo capitolo attraverso la sua illuminante lettura.  

TEMPO 
Il tempo delle forme, come accennato nel primo capitolo in relazione agli stili, non è lineare e determinato da una successione ordinata di eventi. Questa idea è radicata all’interno del pensiero comune poiché – a mio avviso – è il modo più semplice da un punto di vista didattico di individuare dei punti fissi per orientarsi nell’oscurità della storia. Il tempo è ad onde che non necessariamente corrispondono con gli spazi temporali definiti dalle convenzioni: il paradosso che Focillon evidenzia è che sembra addirittura che il modo di vivere sia stato influenzato dalle convenzioni stesse – si pensi al concetto di secolo e come forse l’umanità viva e agisca coerentemente con la loro nascita, maturità e fine.  

*In ognuno dei capitoli sono affrontati in maniera molto più profonda e amplia tutti gli argomenti, che qui risultano incredibilmente sintetizzati, indicizzati e riproposti per una questione di semplicità ed efficacia comunicativa, forse, paradossalmente, proprio nello stesso modo in cui la storia dell’arte ci viene proposta, concetto che in questo stesso testo Focillon evidenzia.* 

L’AUTORE

Henri Focillon nasce in Francia, a Digione nel 1181. Frequenta il liceo a Parigi e qui, nel 1906, si laurea in filologia presso l’École Normale Supérieure. Inizia subito ad insegnare nei licei di Parigi, per poi passare alle cattedre universitarie qualche anno dopo, tra le quali ricordiamo quella di Storia dell’Arte Medievale alla Sorbona e quella di Arte Monumentale al Collège de FranceNegli stessi anni insegna come visiting professor a New Haven presso la Yale University. Le sue ricerche si focalizzano principalmente sulla filosofia dell’arte, in particolar modo nel contesto dell’epoca medioevale. Henri Focillon muore nel 1943 durante la Seconda guerra mondiale, egli è stato uno storico dell’arte, incisore e poeta francese e ha radunato attorno a sé un gruppo di importanti storici e critici dell’arte. 

INDICE

Prefazione di Enrico Castelnuovo 

Il mondo delle forme 

Le forme nello spazio 

Le forme nella materia 

Le forme nello spirito 

Le forme nel tempo 

Elogio della mano 

Indice dei nomi e dei luoghi 

PICCOLI ESTRATTI

“Ogni stile attraversa parecchie età, parecchi stati. Non si tratta d’assimilare l’età degli stili all’età degli uomini: ma la vita delle forme non si fa a caso, non è per nulla uno sfondo di decorazione ben adattato alla storia e prodotto dalle sue necessità, poiché le forme obbediscono a leggi che loro son proprie, che sono in loro o, se si preferisce, nelle regioni dello spirito ch’esse hanno per sede e centro; è dunque legittimo cercare come questi grandi complessi, uniti da un raziocinio serrato, da esperienze ben collegatesi comportino attraverso quei cambiamenti che noi chiamiamo la loro vita. […] La storia delle forme non si disegna con una linea unica e ascendente. Uno stile è alla fine, un altro comincia a nascere. L’uomo è costretto a ricominciare le stesse ricerche, ed è lo stesso uomo, voglio dire la costanza e l’identità dello spirito, a ricominciarle.” 

“Le tre dimensioni non sono soltanto il luogo dell’architettura, ne sono pure la materia, coi suoi caratteri di pesantezza e d’equilibrio. Il rapporto che le unisce in un edificio non è mai indifferente, e nemmeno è fisso. L’ordine delle proporzioni interviene nel loro trattamento, che conferisce alla forma la sua originalità e modella lo spazio secondo convenienze calcolate. La lettura della pianta e poi lo studio dell’alzato dànno soltanto un’idea molto imperfetta di queste relazioni. Un edificio non è una collezione di superfici, ma un insieme di parti, le cui lunghezza, larghezza e profondità s’accordano tra loro in un certo modo e costituiscono un solido inedito, il quale comporta un volume interno ed una massa esterna. […] Ma è incontestabile che le masse architettoniche sono rigorosamente stabilite, secondo il rapporto delle parti tra loro e di queste parti con il tutto. 

A questa vocazione delle materie, a questo destino tecnico corrisponde una vocazione degli spiriti. Come s’è visto, la vita delle forme non è la medesima nello spazio piatto del mosaicista e nello spazio-ambiente del Bernini; non è la medesima nemmeno nelle materie della pittura e in quelle della scultura, nel dipingere a corpo o a velature, nella pietra da taglio, nel bronzo fuso; non è la medesima nell’incisione in legno e nell’acquatinta. Ora, a un certo ordine di forme corrisponde un certo ordine di spiriti. Non sta a noi spiegare la ragione di quest’accordo, ma il constatarlo è di estrema importanza.” 

“Niente è più curioso a questo riguardo della nozione di secolo. Duriamo fatica a non concepire un secolo come un essere vivente, a rifiutargli una rassomiglianza coll’uomo stesso. Ogni secolo ci si mostra col suo colore, la sua fisionomia, e proietta l’ombra d’un certo profilo. Forse non è del tutto illegittimo il configurare tali vasti paesaggi del tempo. Una conseguenza notevole di questo organicismo consiste nel far cominciare ogni secolo con una specie d’infanzia che si prolunga nella giovinezza, cui dà poi il cambio l’età matura, e infine la decrepitezza. Forse, per effetto singolare della coscienza storica, questa forma finisce con l’agire in maniera concreta. A forza di maneggiarla, di darle corpo e d’interpretare i diversi periodi di questi cent’anni come le diverse età dell’uomo, racchiude tra le due parentesi della nascita e della morte, forse l’umanità prende l’abitudine di vivere a secoli.”