“Vera fotografia” – Gianni Berengo Gardin

“Reportage immagini incontri”

UNA RECENSIONE DI DONATA SASSO

TRAMA

Ancora una volta parliamo di un libro fotografico; in questo caso di una raccolta molto particolare: 24 immagini di Gianni Berengo Gardin, ognuna delle quali è scelta e commentata da un diverso testimone (regista, artista, poeta, attore, fotografo, architetto). Sfogliando le pagine – attraverso i pensieri e le immagini – si ripercorre tutta la carriera di un fotografo speciale, capace di cogliere l’essenza di un’epoca storica nella sua complessità: dai cantieri del futuro ai campi nomadi, dagli istituti psichiatrici alle campagne toscane, e non solo.

Il titolo della raccolta richiama il timbro verde riportato dietro le stampe delle fotografie originali e allo stesso tempo riassume la complessa figura del fotografo attraverso un concetto su cui si potrebbe discutere per ore: la verità della fotografia. Berengo Gardin si colloca in effetti su una sottile linea che separa la verità dalla realtà, una linea che attraversa tutti i generi fotografici e che lui percorre fino in fondo, cercando di non spostarsi mai per diventare testimone di un’epoca, con lo scopo di lasciare un documento di un mondo che potrebbe andare perduto.

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L’AUTORE

Trattandosi di un catalogo espositivo, tratto dalla mostra a cura di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Contrasto e Fondazione Forma per la Fotografia, dedichiamo questa sezione all’approfondimento della figura di Gianni Berengo Gardin, autore delle fotografie, ma non del libro.

Gianni Berengo Gardin nasce nel 1930 a Santa Margherita Ligure, cresce e studia a Venezia e inizia ad occuparsi di fotografia a ventiquattro anni: da quel momento non smette mai. Inizialmente si sposta tra Roma, Venezia, Lugano e Parigi per poi stabilirsi a Milano nel 1965 dando inizio alla carriera professionale. La sua fotografia non appartiene ad un genere particolare ma li attraversa tutti, dal sociale all’architettura.

I suoi scatti sono stati esposti in tutto il mondo, ha realizzato oltre 250 volumi fotografici, tenuto oltre 300 mostre e collaborato con un’incredibile varietà di istituzioni italiane e non. Ha documentato tantissimi aspetti diversi della storia del secondo Novecento e dei primi anni Duemila, spaziando geograficamente e tematicamente ma sempre con un inconfondibile sguardo umano che va al di là delle apparenze, dei pregiudizi e delle mode, che si concentra sulla verità delle cose, per testimoniare e lasciare una traccia del presente.
Ci mostra una fotografia ‘vera’, o meglio, una ‘Vera fotografia’.

INDICE

Nel libro non è presente un indice, riportiamo però le sezioni in cui questo è suddiviso:

Introduzione di Alessandra Mammì e Alessandra Mauro

24 Immagini commentate

Le immagini, la memoria

Gianni Berengo Gardin, biografia

Gianni Berengo Gardin, bibliografia essenziale

PICCOLI ESTRATTI

“Ricordo bene quell’istante.
Eravamo assieme sul cantiere dell’aeroporto di Osaka, nel Kansai, e Gianni stava immobile con il dito sul pulsante della sua Leica. Dieci minuti buoni senza muoversi. Come un cacciatore. Poi improvvisamente schiaccia e scatta la fotografia, si gira e mi dice: fatto.
E questo è diventato uno dei più memorabili istanti della mia vita di cantiere. Gli edifici sono molto più belli mentre li costruisci di quando sono finiti. E la fotografia fa il miracolo di fissare per sempre quell’attimo fuggente. Sa sottrarre il presente allo scorrere del tempo.
Renzo Piano”

“Da bambino i vecchi mi raccomandavano di non allontanarmi dal marciapiede altrimenti gli zingari mi avrebbero portato via. Una scemenza, ovviamente, ma nella mia testa gli zingari erano come il lupo delle favole che mangia le pecorelle. Poi un bel giorno la paura finalmente se n’è andata, cacciata via da questo dubbio: e se i lupi cattivi in realtà volessero solo giocare con le pecore? La risposta mi è arrivata cinquant’anni dopo con questa magnifica fotografia.
Franco Maresco”

“Le sue foto, di paesaggi, di cronaca, di oggetti, di umani, hanno spesso quell’aura immediata e autorevole di chi non ha bisogno di spiegarsi, di illustrare un metodo, una prospettiva sul mondo. Le sue sono immagini/mondo perché vivono da sole. E sono immagini classiche perché si sottraggono alle mode. Hanno la grazia di qualcosa che sembra esserci sempre stato.
Sono, semplicemente, mondi da abitare.
Stefano Boeri”

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