“Post” – Francesco Bonami

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“L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale”

UNA RECENSIONE DI DONATA SASSO

TRAMA

Un ironico e tagliente Bonami tratta il tema del rapporto tra arte e social network: titolo e sottotitolo sono i primi due segnali che ce lo dovrebbero far capire al volo. “POST” da un lato fa riferimento al termine utilizzato da critici e storici per mettere in relazione un determinato periodo con ciò che lo ha preceduto (post-coloniale, post-industriale, post-moderno ecc.), dall’altro si riferisce a ciò che di più istantaneo, slegato e autonomo esiste: il messaggio testuale condiviso su un blog o una piattaforma sociale. “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale.” fa inevitabilmente riferimento al saggio scritto a più riprese da Walter Benjamin – se ti incuriosisce trovi la recensione a questo link – con il quale si pone in continuità attualizzandolo e ripensandolo nell’epoca dei social network e dell’arte istantanea.  

Nel libro attraverso giochi di parole, critiche, elogi e riflessioni, passando attraverso diverse epoche e esperienze – da Michelangelo e Raffaello a Cattelan e Abramović al World Record Egg e Andreas Hvid – è indagata la funzione che oggi l’arte ha nella società contemporanea. La risposta che ci dà Bonami è che essa sia oramai solo lo sfondo per i nostri faccioni all’interno di selfie che a lungo andare sembra siano diventati unica testimonianza certa della nostra esistenza.

– Se ha già iniziato ad incuriosirti ecco qui il link diretto per Amazon – 

L’AUTORE

Francesco Bonami, curatore e critico d’arte contemporanea, nasce a Firenze nel 1955. Qui, dopo gli studi in scenografia e storia dell’arte presso l’Accademia delle belle Arti, inizia la sua breve esperienza come artista, alla quale preferirà con il tempo la scrittura, la critica e l’attività di curatore. Si trasferisce presto in America dove collabora fin dall’inizio della sua carriera con numerose riviste e giornali.

È stato il curatore del Museo di Arte Contemporanea di Chicago dal 1999 al 2008. Nel 2002 viene nominato Direttore Artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, e nel 2003 è chiamato a dirigere la 50° edizione della Biennale di Venezia. Curatore di numerose mostre internazionali, tra cui The Universal Experience alla Hayward Gallery di Londra, nel 2005 ha diretto la prima edizione della Triennale di Torino intitolata La Sindrome di Pantagruel. È inoltre direttore editoriale di Supercontemporanea, una collana di Electa che aiuta ad orientarsi nel mondo dell’arte contemporanea.

Tra i suoi libri ricordiamo “Lo potevo fare anche io. Perché l’arte contemporanea è davvero arte”, “Dopotutto non è brutto”, “Si crede Picasso”, “Maurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata” e “L’arte nel cesso”.

INDICE

La Civiltà del Riconoscimento (Prepremessa)

Premessa

Titolo

Re-Introduzione

Tour Selfiel o Yellow Selfie

Supplizio Universale

Selfiexpression

Paleoselfismo

Monna Like

La rivincita di Montorfano

Droni che coglioni

Immortadellarsi

Trecentonovanta secondi di clandestinità

Il Limite Ignoto

Modigliani in umido

Boutique Art

Arte d’azzardo

Reality Advertising

Impossibile ma vero

I love me, I like me

L’abolizione del dispiacere

Nessuno specula sulla Specola

Instagramus

L’ombelico del vostro mondo

Selfiedestruction

Farsi l’arte nel letto

Nel Blu dipinto di Blu

Con un gesto salvo il resto

Cavebook

Pantofola Museum

Il tempio dei giochi

Fare di calamità virtù

Qui casca l’occhio

Baby Guide

Jova Lisa

Neanche il David se la cava

Diller e Scopidio

Umiliare la meraviglia

L’ingorgo dell’Arte

Feet art

Mettiaposto il Met

Il Duomo e la Duna

Populismo visivo

Nostra Signora di Abramović

Balla con le sedie

Supermercarte

Anti-Social

Post-icipare il presente

Social Tedio

PICCOLI ESTRATTI

“Immaginate uno stadio con 77.882 persone che guardano l’“orinatorio” di Marcel Duchamp presentato a New York nel 1917. Oppure immaginate lo stesso numero di persone che osserva la scatoletta di Merda d’artista di Piero Manzoni del 1961. Se ci riuscite avete una bella immaginazione. Su YouTube, però, 77.882 persone hanno visto in poco più di un’ora un video di pochissimi secondi di una ragazzina che emette un peto, più volgarmente scorreggia, in faccia al suo cagnolino. Che cosa possiamo dedurne? […] Marina Abramović, a confronto della ragazzina con problemi di flatulenza, è una novellina. Davanti a lei, durante le oltre seicento ore della sua performance al Moma “The Artist is Present” nel 2010, si sono sedute “solamente” millequattrocento persone.”

“Presto nessuno saprà più cosa è un quadro, non perché nessuno li fa più o i musei siano stati svuotati, ma perché il dipinto o la scultura sono stati sostituiti dalla loro rappresentazione spettacolare e trasformati in oggetti d’intrattenimento attraverso la tecnologia digitale, che costruisce sempre di più le cosiddette “mostre impossibili” dove lo spettatore viene fatto entrare dentro un mondo immaginario senza mai ricordargli che quel mondo, nella sua misera dimensione umana, esiste ancora da qualche parte pronto per essere nuovamente ammirato.”

“L’aura, il sex appeal dell’opera d’arte originale che Benjamin vedeva defunto, oggi si è trasformato in social appeal, accessibile a tutti. L’arte, che nel tentativo di negare la scomparsa della propria “aura” esteriore si era rifugiata nella complessità dei concetti, oggi forse può nuovamente uscire allo scoperto ritornando a essere meno truccata e più acqua e sapone, senza però dover rinunciare ai propri contenuti e ai propri messaggi. Ritrovata la semplicità espressiva, grazie alla psicoterapia del 3D e dei social, l’arte accetterà l’idea che il pezzo unico era anche a senso unico. Mentre oggi la strada dell’arte è a due direzioni: dall’artista al pubblico e dal pubblico all’artista.”

“Oggi esiste un nuovo tempo del modo indicativo: il ‘‘passato immediato’’. Io ero ora, tu eri ora, lei era ora ecc. Questo avviene anche per l’arte: gli artisti nascono già prefamosi, non si prevede più il successo di qualcuno ma l’insuccesso. “Quanto durerà?” ha sostituito il “Ce la farà?””

“Ci piace tutto, I like i like. Viviamo in un mondo a consenso automatico. Ci illudiamo di piacere a tutti, ma in realtà forse non piacciamo a nessuno, o meglio a nessuna frega niente di nulla e di nessuno. La paura della morte è stata sostituita dalla celebrazione pagana della Dea Noia. C’interessa veramente il grande stilista che mangia il gelato?”

“L’arte allora come oggi, serviva da contorno a questo bisogno di visibilità. Non è quindi cambiato molto. Chi si scandalizza nel vedere le opere d’arte diventare gregarie del nostro egocentrismo dimentica che lo sono sempre state. Michelangelo con la Cappella Sistina non creava altro che uno sfondo per la vanità del papa. […] Insomma, se Giulio II avesse avuto a sua disposizione un cellulare Huawei ultima generazione, avrebbe sicuramente obbligato il Buonarroti a chissà quanti selfie.”