“Maledetti architetti” – Tom Wolfe

“Dal Bauhaus a casa nostra.”

UNA RECENSIONE DI LUIGI CRUCIANELLI

TRAMA

Scritto con la sagacia di un articolo di cronaca e fondato su diverse e acute intuizioni degne di un saggio storico, il libro racconta come nel secolo del trionfo americano si sia sviluppata proprio in America un’architettura profondamente europea. New York, New Jersey, New Hampshire, Virginia. Non solo i nomi delle città e degli stati americani, ma anche i principi urbanistici e le forme dei loro edifici subirono l’inesorabile “Complesso di Colonia”, la castrazione della nascente identità americana in favore della troppo affascinante Europa. Aver scelto di far vivere la benestante America nelle scatole grigie pensate dal Movimento Moderno per gli operai europei, è per l’autore un mancato pasto totemico, una chiara rinuncia all’emancipazione da un genitore anziano duecento anni.

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L’AUTORE

Tom Wolfe, nato a Richmond (Virginia) nel 1931, è stato un giornalista e saggista statunitense. Dopo aver studiato presso l’Università Yale ottenendo un PhD in American Studies, si dedicò principalmente al giornalismo, risultando un vero e proprio innovatore stilistico e tipologico. E’ da molti considerato uno degli interpreti più originali della realtà americana dal dopoguerra fino alla sua morte, avvenuta a New York nel maggio del 2018.

INDICE

Il principe d’argento

Utopia S.p.A.

Gli dei bianchi

Fuga a Islip

Gli apostati

Gli scolastici

Bianco-argento, grigio-argento

 

PICCOLI ESTRATTI

“Trovo il rapporto che intercorre oggi, in America, fra l’architetto e il cliente, meravigliosamente eccentrico, da sfiorare il perverso. In passato, coloro che ordinavano  – e pagavano – palazzi, cattedrali, teatri d’opera, biblioteche, case colonnate e ville di campagna, non esitavano a farne altrettanto apoteosi di se stessi, inni alla loro gloria. Napoleone volle trasformare Parigi in una Roma dei Cesari. […] A New York, Alice Gwynne Vanderbilt disse a George Browne Post di progettarle uno chateau francese[…], e lui allora ricopiò paro paro lo Chateau de Blois […]. Invece dopo il 1945, i nostri plutocrati, burocrati, dirigenti d’azienda, funzionari e presidenti di college hanno subito una inesplicabile metamorfosi. Eccoli, d’un tratto, disposti ad accettare quel bicchiere d’acqua gelida in faccia, quel manrovescio sui denti, quel castigo noto come architetture moderna. E perché? Non saprebbero dirlo neanche loro. Guardano il nudo edificio che hanno comprato, quelle strutture gigantesche e sgraziate che detestano cordialmente, e non sanno spiegarsi il perché.”

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