“Libro d’ombra” – Juichiro Tanizaki

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UNA RECENSIONE DI DONATA SASSO

TRAMA

“Libro d’ombra” è un libro scritto nel 1933 da Juichiro Tanizaki, breve e di facile lettura, dura esattamente il tempo di un tè caldo.
Il tema fondamentale trattato da Tanizaki è l’influenza che l’avanzamento scientifico-tecnologico Occidentale ha avuto sui modi di vivere e di abitare in Oriente. Il punto cruciale del discorso è quindi il rapporto fra luce e ombra e come questo sia stato snaturato dall’avvento dell’elettricità. In Oriente, l’ombra, nell’ambiente domestico – e non solo – caratterizza lo spazio e il modo in cui esso è vissuto, mette in risalto la vera bellezza dei suoi abitanti e dei materiali della tradizione. Il libro fornisce un quadro completo della casa Orientale attraverso la descrizione delle spazialità, delle ragioni progettuali e delle scelte materiche sia per la casa, che per gli oggetti che si trovano all’interno di questa. Tanizaki ci lascia con una riflessione interessante: l’uso della luce, il rapporto con essa, si legge non solo nel modo di abitare, ma anche nel modo di fotografare. L’invenzione riflette la natura, le abitudini, le caratteristiche e i desideri di un popolo, e a questo si adatta perfettamente. L’invenzione di uno stesso oggetto dall’altra parte del mondo implicherebbe una serie di piccoli cambiamenti che lo renderebbero perfettamente aderente alle caratteristiche del popolo dove è nato. 

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L’AUTORE

Juichiro Tanizaki nasce a Tokyo nel 1886, qui frequenta l’Università Imperiale di Lettere, dove però non termina gli studi a causa di problemi economici. Si dedica così unicamente alla scrittura. I suoi romanzi e racconti sono per la maggior parte incentrati sul tema della donna, della sua bellezza e dell’ossessione legata a questa. Tanizaki si avvicina molto al mondo occidentale e alla sua cultura attraverso l’influenza di alcuni autori tra i quali ricordiamo Edgar Allan Poe. Il tema del rapporto e confronto con l’Occidente viene affrontato in alcuni suoi scritti tra i quali, appunto, “Libro d’Ombra”. Tanizaki muore nel 1965, è stato uno dei maggiori scrittori giapponesi del suo tempo.

INDICE

Introduzione di Giovanni Mariotti

Notizio bio-bibliografica di Adriana Bosco

Libro d’ombra

Termini giapponesi

PICCOLI ESTRATTI

“Ma perché piace tanto, a noi Orientali, la bellezza che nasce dall’ombra? Anche gli Occidentali sono vissuti per lunghi secoli senza elettricità, senza gas, senza petrolio. Non credo però che abbiano mai amato l’ombra come noi.”

“V’è forse in noi Orientali, un’inclinazione ad accettare i limiti, e le circostanze, della vita. Ci rassegniamo all’ombra, così com’è, e senza repulsione. La luce è fievole? Lasciamo che le tenebre ci inghiottano, e scopriamo loro una beltà. A l contrario l’Occidentale crede nel progresso, e vuol mutare di stato. È passato dalla candela al petrolio, dal petrolio al gas, dal gas all’elettricità, inseguendo una chiarità che snidasse sin l’ultima particella d’ombra.”

“L’imposizione dei nostri tetti è simile all’apertura di un parasole: marca sul terreno un perimetro d’ombra di cui ci riserviamo il dominio; là aggiusteremo, poi, la nostra casa. Anche le case occidentali hanno un tetto, che tuttavia non sembra tanto destinato a schermare la luce solare, quanto a proteggere dalle intemperie. Si cerca di ridurne il carico d’ombra, e si studia, per ogni locale, l’esposizione migliore ai raggi del sole. Questa volontà è evidente, nelle abitazioni occidentali; basta guardarne l’esterno, per rendersene conto. Se il tetto giapponese può essere paragonato a un parasole, quello occidentale è un copricapo privo di falda. Essa è stata quasi completamente asportata perché anche le finestre più alte potessero ricevere la luce solare.”

“Chi confronti un film americano con uno tedesco, o francese, subito noterà la differenza di luci, ombre, contrasto. Non gli sarà necessario soffermarsi sulla regìa, o sul tema trattato: la fotografia basterà a svelargli il paese di provenienza. Benché macchine, chimismi, pellicole siano identici, la differenza tuttavia permane. Supponiamo ora di aver creato una nostra tecnica fotografica: probabilmente essa si sarebbe accordata meglio con la nostra carnagione, i nostri lineamenti, la nostra aria, i nostri costumi. E supponiamo di aver inventato radio e fonografo: forse saremmo riusciti a trasmettere, o a incidere, in modi che più fedelmente aderissero alle nostre voci e alla nostra musica.”