“Lezioni di fotografia” – Luigi Ghirri

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UNA RECENSIONE DI DONATA SASSO

TRAMA

Il libro ‘‘Lezioni di fotografia’’ di Luigi Ghirri raccoglie, grazie al lavoro di Giulio Bizzarri e Paolo Barbaro, le lezioni che egli ha tenuto nell’Università del Progetto di Reggio Emilia. Queste sono state trascritte grazie agli appunti degli alunni, agli appunti di Ghirri stesso e alle registrazioni effettuate in aula. La sensazione è quella di essere lì tra i banchi ad ascoltare le sue parole. Se volessimo sintetizzare il contenuto del libro, potremmo dire che da un lato Ghirri spiega la sua ricerca e i suoi progetti fotografici, dall’altro tiene vere e proprie lezioni di storia e di tecnica. In diversi passi connette le questioni, ad esempio spiega come nei suoi lavori ha sfruttato la tecnica per realizzare il tipo di scatto, o i tipi di scatti, che desiderava. Ci spiega che si relaziona alle sue fotografie sempre nella dimensione di un progetto, non si approccia mai ad uno scatto pensandolo come una singola immagine, ci porta come esempio Kodachrome, Colazione sull’erba, Km 0.250, Atlante e tanti altri lavori che ha portato avanti.

Il primo lavoro, ‘Kodachrome’ è intitolato come la pellicola che utilizza per svolgerlo, sottolinea infatti l’oggetto di lavoro. Kodachrome è il marchio americano delle pellicole a colori. Fotografa tutte le immagini di fruizione pubblica (pubblicità, fotografie esposte ecc.) La ricerca è portata avanti per circa tre anni, dopo i quali arriva a creare un repertorio così vasto che definisce un doppio della fotografia per ogni genere. ‘L’immagine all’interno della realtà diventava fotomontaggio della realtà stessa’

Un altro lavoro interessante è quello intitolato ‘Colazione sull’erba’ con il quale si riconnette sicuramente sia al quadro di Manet intitolato ‘Dejuner sur l’herbe’, sia al ‘Concerto campestre di Giorgione e Tiziano. Il rapporto dell’uomo con la natura è cambiato nelle varie epoche: lo sottolinea attraverso i suoi scatti facendo mergere la concezione di mito consumistico e produzione in serie che si associa alla natura, ormai confezionata.

Attraverso queste spiegazioni ci svela i motivi, i significati, i retroscena e le reazioni alla sua fotografia.

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L’AUTORE

Luigi Ghirri nasce nel 1942 in provincia di Reggio Emilia, vive in campagna fino all’età di diciott’anni, quando si trasferisce nella città di Modena. Qui inizia a lavorare come geometra finché, finalmente, nel 1972 abbandona la professione, apre lo studio e inizia a lavorare come fotografo. Nel libro spiega come la sua esperienza iniziale non sia stata convenzionale poiché cominciata con il documentare le performance degli artisti concettuali, che in quel periodo caratterizzavano uno dei più importanti ambiti di riflessione.  È stato uno dei fotografi più importanti del 900. Nel 1984 crea il progetto fotografico ‘Viaggio in Italia’, che coinvolge e raduna molti dei migliori fotografi italiani e diventa una delle esperienze più importanti della fotografia di quegli anni. Insegna all’Università del Progetto di Reggio Emilia dal 1983 al 1985. Realizza numerose copertine di album per diversi autori italiani tra cui Dalla, Morandi e i CCCP. Si spegne improvvisamente nel 1992 a cause di un infarto all’età di soli 49 anni.

INDICE

Una passione anche un po’ dilettantistica

Dimenticare se stessi

Ricerche

Macchine

Esercitazioni

Esposizione

<<Non è venuta come vedevo>>

Storia

Trasparenza

Soglia

Inquadrature naturali

Luce, inquadratura e cancellazione del mondo esterno

Immagini per musica

Note

Ricordo di Luigi, fotografia e amicizia di Gianni Celati

PICCOLI ESTRATTI

 

“Quando noi fotografiamo, vediamo una parte del mondo e un’altra la cancelliamo. Il rapporto giusto e corretto con la fotografia va probabilmente pensato proprio nei termini di una dialettica perenne. C’è stato un filoso, del quale ho letto recentemente un’intervista, che ha dato la definizione forse più bella che abbia mai sentito della fotografia. Ha detto: <<La fotografia non è un problema, la fotografia è un enigma, perché il problema ha una soluzione e l’enigma è un problema che non ha soluzione.>> Non è una definizione, è probabilmente un gioco di parole per non definire, però all’interno di questa definizione di enigma io mi ritrovo pienamente…”

“Da lì è partita la ricerca che si chiamava Kodakchrome. […] Ma si trattava, soprattutto, di un’analisi delle immagini di fruizione pubblica, visibili lungo la strada, dentro i negozi, sui cartelloni pubblicitari. Negli anni le avevo come scomposte, sicuramente alludendo al meccanismo del fotomontaggio, ma con una precisa attenzione nei confronti di un problema particolare, di una relazione specifica: quella dell’immagine che diventa realtà, della realtà che diventa immagine, per cui l’immagine all’interno della realtà diventava fotomontaggio della realtà stessa.”

“Il problema principale riguardo all’esposizione, uno dei nodi centrali della fotografia, è trovare un punto di corrispondenza tra la luminosità dell’ambiente e la luminosità del soggetto che dobbiamo ritrarre. […] La scelta dell’obiettivo indica, in particolare, la condizione spaziale del fotografo nei confronti del soggetto. Le scelte di esposizione non sono finalizzate solo a mostrare o a nascondere gli elementi della scena, ma anche a ottenere una corretta risposta di colore.”

“Tra quello che si vede nella realtà e ciò che appare in una fotografia c’è sempre, dunque, uno scarto. Intanto c’è una variazione di scala, la differenza di proporzione è uno dei dati fondamentali. Le lenti, così come rendono possibile la visione di cose che a occhio nudo non potremmo vedere, ci danno la possibilità di rimpicciolire la realtà. Altre differenze fondamentali riguardano il materiale utilizzato: la fotografia non è tridimensionale,i colori che vediamo in essa non sono quelli naturali. Esistono insomma molti elementi di scrittura, interni alla fotografia, che possono condurre ad esiti scoraggianti e magari farci dire <<non è venuta come volevo>>. Dovremmo piuttosto dire <<non è venuta come vedevo>>.”