Il moderno sospeso

FOTOGRAFIE E TESTO DI LEONARDO BRANCALEONI
 
Venezia è per tutti un’opera d’arte.  Sospesa tra cielo ed acqua, racchiusa in una piccola bolla che cerca di proteggerla dalle contaminazioni esterne. 
Sembra ferma Venezia. Fermatasi in quegli anni d’oro del 1600, quelli che hanno fatto grande la sua Repubblica. 
Ma Venezia è in primo luogo una città, non un’opera d’arte. 
Una città che ha una storia certo, ma soprattutto un presente. 
Il presente è fatto di persone che la vivono quotidianamente, non l’attraversano soltanto, si fermano, sostano, usano i suoi spazi e le sue calli, risiedono tra le sue antiche mura sorrette da fango ed acqua.
A Venezia è stato sempre impedito dopo quei famosi anni di vivere nel presente.
Quell’antica Repubblica si fondava su edifici moderni, strutture all’avanguardia ed era aperta verso ogni tipo di influenza. 
Bisogna infatti ricordarsi dei grandi No che diede Venezia all’architettura. Il No a Le Corbusier e al suo ospedale, Il No a Kahn e al suo centro congressi ai giardini ed infine quello più grande a Frank Lloyd Wright con il suo Masieri Memorial sul Canal Grande. 
Non è questo il caso dell’isola della giudecca.A pochi metri da Venezia, è il nucleo tra i più abitati, un’isola che ha saputo dire si alla contaminazione moderna, che è stata banco di prova per interventi che magari in un futuro potranno essere accolti anche a Venezia.
Il nuovo quartiere Junghans progettato da Cino Zucchi ne è l’esempio lampante. Il progetto ha permesso di far vivere ai veneziani un’importante parte dell’isola prima appartenente all’industria, e di fargli godere la laguna vivendola e guardandola da ogni lato. Sono cinque residenze, tutte diverse tra loro che sono riuscite a dare luogo ad un nuovo quartiere, ad una nuova cellula di vita lagunare. 
Le foto vogliono raccontare la convivenza tra nuovo e antico, ma soprattutto tra Venezia, con i suoi elementi quali la laguna, l’acqua, la pietra e l’idea di moderno, di presente che ogni città viva possiede.